Pesca bolognese in porto in Sardegna. Ricciole a bigattino

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L’alba è sempre stato uno dei momenti di pesca più redditizi, specialmente per la pesca bolognese, ed è sempre stato anche uno dei miei preferiti, vedere il sole che sorge mi regala una sensazione di benessere e di buonumore.

Mi alzo quindi di buon mattino e in men che non si dica sono fuori, pronto con sacca in spalla, borsa e la mia comoda sedia da regista. Dopo una breve camminata sono sul posto di pesca, oggi ho deciso di affrontare una battuta di pesca bolognese sulla comoda banchina posizionata all’imboccatura del porto. Le prede che cerco sono sicuramente la spigola e l’orata che in questo specchio d’acqua hanno più o meno le stesse abitudini. Il cielo è coperto, l’acqua un po più torbida del solito, situazione ottimale per la pescata che ho pensato.

Viste le condizioni decido per montare la mia Milo Relix 2000 da 9 mt abbinata allo Shimano Biomaster 1500 RA. Viste le condizioni dell’acqua non ho bisogno di pescare lontano e con la 9 metri posso tranquillamente pescare sotto la punta della canna potendo così pescare leggero ed essere pronto sulle ferrate.

Il mulinello imbobina uno 0,14 sul quale inserisco un galleggiante da un grammo che vado a tarare con una spallinata a scalare lunga 2 metri composta da pallini del 8-9-10. Con il sistema della doppia asola collego il terminale Colmic Riverge 11,2 lungo un metro e venti ed a questo lego l’amo Tubertini serie 229 numero 18. La scelta dell’amo ad occhiello è data dal fatto che il nodo Palomar eseguito per legarlo al terminale mi lascia invariato il carico di rottura del filo e così posso ambire anche a grosse prede con un filo di diametro veramente esiguo.

Come esca chiaramente bigattino e come pastura sempre bigattino a fionda sopra il galleggiante.

Già dalle primissime calate il tappo inizia a muoversi e i primi sparaglioni e le prime occhiate iniziano a maltrattare il mio terminale che sono costretto a sostituire quasi ad ogni pescetto.

pesca bolognese ricciolaDopo circa un paio d’ore movimentate solo da questa minutaglia sull’ennesima ferrata risponde un pesce di taglia sicuramente maggiore che cerca di difendersi con una partenza immediata che fa slittare e non poco la frizione del mulinello. Visto questo comportamento penso subito ad una bella spigola, il pesce non ne vuole sapere e ogni volta che riesco a recuperare qualche metro sprigiona la sua forza con fughe piuttosto lunghe. Dopo pochi minuti comunque riesco ad aggallare il pesce e la mia incredulità non è poca quando vedo che si tratta di un piccolo esemplare di ricciola, che qui in Sardegna chiamano Limoncelle. Dopo aver guadinato il pesce lo maneggio con cura con lo straccio umido e dopo averlo slavato gli restituisco la libertà.
Alla calata successiva un altro esemplare di ricciola abbocca alla mia lenza e dopo lo stesso tram tram della precedente viene guadinata e liberata.
Successivamente riiniziano a mangiare occhiate e saraghi, ma ormai il sole è alto ed è ora di chiudere.

Quello che mi ha impressionato è che esemplari di taglia così contenuta riescano a sprigionare una forza incredibilmente sproporzionata, regalandomi il brivido del combattimento,  ma lasciandomi anche un po con l’amaro in bocca dopo aver visto che non si trattava di una bella spigola come avevo inizialmente pensato.

Scusate per l’arrangiamento approssimativo del video ma non faccio il regista :)

A voi è mai capitato qualcosa del genere?

L'Autore

Pescatore per religione! Le sue tecniche preferite sono quelle di pesca al colpo in mare, in primis la bolognese ultraleggera, la canna fissa, la pesca all'inglese e il ledgering. Si sfoga scrivendo su queste pagine per il poco tempo disponibile da dedicare alla attività che ama: la pesca!

1 commento

  1. Il video sarà anche arrangiato ma è venuto bene e poi si sente quello che si deve sentire, ovvero il canto della frizione :-)
    Lorenzo

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