Pesca bolognese alla spigola in foce in trattenuta

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Introduzione

Eccoci ancora a parlare di pesca bolognese. Dopo aver affrontato recentemente gli argomenti della pesca bolognese in passata in foce e la pesca bolognese a lunga distanza, oggi parliamo di un ulteriore segmento della “pesca con canna e galleggiante”, forse il più tecnico, la pesca bolognese in foce alla spigola in trattenuta.

Tecnica emozionante a tal punto da creare dipendenza che può regalare spigole oversize con attrezzature super leggere e terminali veramente esili.
Più di ogni altra tecnica la pesca bolognese in trattenuta non può essere improvvisata e, anche se non è una tecnica complicata, è necessaria una preparazione di base per non passare nottate a guardare il galleggiante sdraiato sull’acqua in balia della corrente e non vedere un pesce neanche per sbaglio.
Ecco quello che dobbiamo sapere per poter iniziare a praticare la pesca bolognese in trattenuta.

Le correnti e le maree

Chi la ama e chi la odia, la corrente in foce è il fattore che influenza maggiormente, nel bene e nel male, l’azione di pesca.
Leggere la corrente e impostare correttamente la pescata è la cosa più difficile e solo esperienza e profonda conoscenza del particolare spot ci permetteranno di “tarare” perfettamente il nostro sistema pescante.

In foce l’acqua dolce del fiume si mescola con l’acqua salata del mare creando un ecosistema graditissimo a moltissime specie di pesci, in particolar modo alle specie eurialine come spigole, orate, cefali ed anguille. Più si va verso il mare e più l’acqua salata aumenta, più si va verso monte e più l’acqua salata diminuisce.
I due strati d’acqua però rimangono sempre separati perchè hanno un peso specifico diverso; lo strato di acqua salata, più pesante, viaggerà sul fondo; lo strato di acqua dolce, più leggero, viaggerà in superficie.
A questo punto abbiamo la necessità di introdurre un ulteriore fenomeno naturale: le fasi di marea. La marea è un moto periodico in cui il flusso d’acqua si alza (fase di alta marea) e si abbassa (fase di bassa marea) con una frequenza di circa 6 ore; questo fenomeno è dovuto all’attrazione gravitazione che la Luna esercita sulla Terra e dalla forza centrifuga generata dalla rotazione di Terra e Luna attorno al proprio centro di massa.

Detto questo e detto che lo strato di acqua dolce e di acqua salata sono sempre separati a causa del peso differente ci accorgiamo di una cosa: in fase di alta marea avremo due correnti che camminano in senso opposto; la corrente superficiale (quella con l’acqua dolce) correrà sempre verso il mare, la corrente sul fondo (quella con l’acqua salata) correrà dal mare verso monte. Più ci si avvicina ai picchi di marea invece la corrente d’acqua salata (quella sul fondo) tenderà a rallentare fino a fermarsi per poi cambiare direzione; anche la corrente superficiale in concomitanza dei punti di marea rallenta notevolmente la sua corsa.

L’influenza della corrente e delle maree graverà notevolemente sulle nostre montature che dovranno essere adeguate considerando il senso e la forza delle due correnti.

Correnti in alta marea

In situazione di alta marea ci sono due correnti.

spigola in trattenuta

Una bella spigola pescata alla foce del Tevere in trattenuta

Attrezzatura

Parlando di attrezzatura, negli ultimi tempi c’è stata una grossa evoluzione e un notevole cambiamento negli attrezzi utilizzati per praticare la pesca bolognese in trattenuta in foce.
Fino a pochissimi anni fa venivano utilizzate lunghe canne fisse (fino a 13 Metri) montate a bolognese per stare bene in corrente ed effettuare una trattenuta efficace; quindi per essere pronto a pescare a diverse distanze si doveva possedere almeno una canna per lunghezza. Alcune case come la Daiwa e la Casini hanno creato delle bolognesi ultralunghe appositamente per questa tecnica di pesca.

L’avvento dei galleggianti divergenti, lanciati dalla Cralusso, ha rivoluzionato completamente questa pesca. Questo tipo di galleggianti lasciati “correre” in corrente si allargano raggiungendo così la distanza di pesca desiderata. In questo modo le lunghe, pesanti e poco versatili canne lunghe perdono la maggior parte della loro utilità e ci si può permettere di pescare con leggere bolognese di 6 o 7 metri. L’impostazione di pesca con questi “tappi” merita un suo spazio dedicato e nelle prossime settimane dedicheremo un articolo a questo argomento.

cralusso surf

Il Cralusso Surf è uno dei galleggianti divergenti più utilizzati per la pesca bolognese in foce in trattenuta

Una torpilla intercambiabile ottima soluzione per la piombatura variabile

Una torpilla intercambiabile ottima soluzione per la piombatura variabile

Montature

La pesca bolognese in trattenuta in foce, a differenza della pesca in passata con gambero o coreano, richiede un impostazione ultralight. Mulinello imbobinato con un buon 0,14 e un finale dallo 0,08 allo 0,12 faranno al caso nostro. La piombatura è composta da una parte attiva (bulk) e da una passiva (spallinata), la realizzazione di una corretta piombatura richiede grande esperienza e spesso è decisiva per l’esito della battuta di pesca. Cercheremo di spiegarvi qualcosa a riguardo ma solo con prove effettuate sullo spot riusciremo a trovare l’assetto di pesca perfetto.

Galleggiante, Sovrataratura e Bulk

La scelta e la taratura del galleggiante rappresentano una delle difficoltà maggiori nella realizzazione di una lenza corretta e catturante. Per tarare un galleggiante in corrente è necessario sovratarare quest’ultimo per permettergli di pescare in modo corretto, mantenere la giusta posizione ed inclinatura sul pelo dell’acqua e segnalare con il giusto tempismo le mangiate, talvolta timide, delle spigole. Il peso del galleggiante quindi è da scegliere in base alla corrente che ipotizzeremo di trovare nello spot di pesca. Quello che dobbiamo sapere è che un galleggiante tiene al massimo 4 volte il suo peso di sovrataratura. Facendo un esempio, un galleggiante da 1 grammo tiene fino a 4 grammi di corrente, uno da 2 grammi fino ad 8. Nell’arco della stessa pescata l’intensità della corrente varia più volte quindi anche in questo caso è necessario un sistema di piombatura attiva (bulk) intercambiabile, grazie al quale riusciremo a stare sempre correttamente in pesca. L’inclinatura corretta del galleggiante (30 gradi verso monte) può esserci d’aiuto per farci accorgere della taratura corretta o meno del galleggiante.
Dove va posizionato il bulk? Bella domanda! Anche in questo caso per capire a che altezza della lenza madre posizionare il bulk abbiamo la necessità di saper leggere la corrente e conoscere la fase di marea. Abbiamo detto che in caso di alta marea le correnti di acqua dolce e di acqua salata hanno senso inverso e che più andiamo verso monte più aumenta la quantità di acqua dolce e diminuisce quella di acqua salata; la posizione ideale del bulk in questo caso è appena sotto lo stacco tra l’acqua del fiume e del mare, cioè dove inizia l’acqua salata in modo da contrastare la corrente che va verso monte, che è quella che ha sempre intensità maggiore. In caso di bassa marea invece, dove le correnti hanno la stessa direzione, il bulk va posizionato molto più basso, appena sopra la spallinata.

Spallinata

Anche nella realizzazione della spallinata maree e correnti ricoprono un ruolo fondamentale. Normalmente le spallinate vengono eseguite con piombini spaccati o stotz delle misure del 8 del 9 e del 10 o equidistanti o a scalare più larghi verso il terminale e più stretti verso il galleggiante. Quello che è importante è non sbagliare nella lunghezza della spallinata che deve essere più lunga (aperta) in fase di alta marea più raccolta in fase di bassa. In generale le spallinate possono variare da 50 centimetri ad un metro e mezzo di lunghezza.

Anche il terminale sarà più lungo in alta marea e più corto in bassa. L’amo ricopre un ruolo molto importante; è necessario infatti scegliere un amo piccolo e leggero per rendere il movimento del bigattino il più naturale possibile.

Azione di pesca, Misurazione del fondo e Pasturazione

L’azione di pesca in questa tecnica è relativamente semplice basterà infatti calare l’apparato pescante sotto la punta della canna formando un angolo di circa 30 gradi tra la cima e la posizione in acqua occupata dal galleggiante. Nel caso di utilizzo di un galleggiante divergente avremo bisogno di spazio a monte per far “viaggiare” in corrente il tappo e permettergli di allargarsi fino alla distanza desiderata.
La misurazione del fondo è fondamentale e può letteralmente cambiare le sorti della nostra pescata. Le spigole, soprattutto quelle più grandi, prediligono il bigattino appena staccato dal fondo; per questo motivo dovremo fare in modo che la fine del nostro terminale peschi quasi attaccato al fondo, con il classico tocca non tocca; riuscire a trovare il fondo corretto in situazioni di corrente sostenuta non è cosa semplice, il nostro consiglio è di valutare la corrente a mezz’acqua e in base a quello alzare o abbassare il fondo. Come misuriamo la corrente a mezz’acqua? Per fare questo ci procureremo una sonda di pochi grammi e la caleremo a mezz’acqua; in base all’inclinazione che prende la nostra lenza riusciamo a capire quanto è forte la corrente a mezz’acqua e quindi, con l’ausilio di un altra sonda molto più pesante, misureremo il fondale lasciando più fondo in base alla forza della corrente di mezz’acqua appena misurata.
Anche la pasturazione ricopre un ruolo fondamentale per la pesca bolognese in trattenuta in foce alla spigola. In questa tecnica è d’obbligo la pasturazione a fionda del bigattino. Costanza e precisione sono le armi vincenti; per costanza intendiamo che idealmente ci deve essere sempre una scia di bigattini in prossimità del nostro terminale, quindi piccole fiondate continue; per pasturare con precisione dobbiamo, anche in questo caso, valutare intensità e direzione della corrente: quindi in situazione di alta marea ed in prossimità della foce possiamo pasturare anche poco a monte  del galleggiante, invece in situazione di bassa marea dobbiamo capire quanto spinge la corrente sia in superficie che sul fondo e fiondare il bigattino tanto più a monte quanto più sono forti le correnti, in alcuni casi è necessario alzarsi dal panchetto e spostarsi qualche decina di metri per pasturare correttamente.

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L'Autore

Pescatore per religione! Le sue tecniche preferite sono quelle di pesca al colpo in mare, in primis la bolognese ultraleggera, la canna fissa, la pesca all'inglese e il ledgering. Si sfoga scrivendo su queste pagine per il poco tempo disponibile da dedicare alla attività che ama: la pesca!

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