Dissuasori antistrascico fermare i bracconieri del sottocosta

0

Dall’inizio del nuovo millennio si è sentita sempre di più la necessità di​ p​roteggere le nostre coste e le aree protette dai bracconieri​che, contravvenendo alle leggi nazionali, usano reti a strascico in battimetrie inferiori ai 50 metri danneggiando così i fondali e ittiofauna.
Per cercare una soluzione a questa piaga si sono provate diverse azioni, ​a​lcune più tecnologiche ​altre più classiche, ma non per questo meno efficaci: hanno iniziato a rilasciare sui fondali marini dei dissuasori antistrascico che svolgono una funzione di deterrente passivo verso tutti quei pescatori che cercano un facile guadagno violando le leggi.

Nonostante l’ottima motivazione, diverse volte ci son state polemiche e rimostranze verso queste attrezzature che, a detta di alcuni, rovinavano le barche portando addirittura all’affondamento della stessa a causa dell’incaglio delle reti, ma, finalmente, ci sono dei dati rilasciati dal’AMP delle Isole Egadi che, una volta per tutte, dimostrano l’efficacia dei dissuasori.

I dati acquisiti su rilevamento del Comando Generale delle Capitanerie di Porto dalla tracciatura dei dispositivi satellitari blue­box a bordo dei pescherecci di oltre 15 m di lunghezza e riferiti anche da GreenReport:
“un primo monitoraggio è stato effettuato per il periodo dal 1 gennaio 2011 al 31 luglio 2012, nei primi 18 mesi dall’entrata in vigore del nuovo Regolamento dell’Amp: in tale periodo i dati hanno accertato il verificarsi di 71 incursioni in zona A (divieto integrale), 512 incursioni in zona B (divieto parziale) e 1.210 passaggi sospetti in zona C (dove è consentito solo il transito delle barche a strascico, previa autorizzazione). Il secondo monitoraggio è stato effettuato per il periodo dal 1 agosto 2012 al 31 dicembre 2013, e ha evidenziato 30 incursioni in zona A, 356 incursioni in zona B e 865 passaggi “sospetti” in zona C (cioè alla velocità di navigazione con cui viene esercitata la pesca a strascico). Si è pertanto registrata una riduzione molto significativa degli abusi, di oltre il 57% per le zone di massima tutela (dove tali violazioni sono reato), di oltre il 30% in zona B e del 28% in zona C.“

Stefano Donati direttore dell’AMP ci tiene a precisare che i dissuasori sono un deterrente che da solo non è la soluzione, ma che grazie alla continua presenza in mare del personale Amp, le azioni di denuncia e le revoche delle autorizzazioni, per i casi più gravi, hanno portato a questi confortanti numeri che ci fanno sperare in un futuro più radioso per questo nostro martoriato mare.

L'Autore

ilblogdellapesca

Attratto da tutte le tecniche di pesca adora sperimentare nuove esche e nuove tecniche. Anche se è la passione/ossessione per lo spinning e le esche artificiali a farla da padrone, si cimenta spesso nella pesca con esche naturali, e spesso anche con le esche vive per il semplice desiderio di sperimentare.

Leave A Reply


*