Drifting alla verdesca dalla barca

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Apriamo questo articolo sottolineando che, quanto appreso attraverso le righe sotto riportate, è finalizzato all’ esclusiva azione di pesca sportiva con la filosofia del ‘’Catch and Release’’ ovvero ‘’cattura e rilascio’’.
Sebbene le carni della preda che andremo ad insidiare sono apprezzate da molti, ricordiamo che la Legge del 9 gennaio 2012, n. 4 ( Misure per il riassetto della normativa in materia di pesca e acquacoltura, a norma dell’articolo 28 della legge 4 giugno 2010, n. 96) pone il divieto di detenere, sbarcare trasportare e commercializzare la specie della verdesca… oltre che alle seguenti specie: Squalo volpe occhio grosso (Alopias superciliosus),Squalo volpe (Alopias vulpinus), Squalo seta (Carcharhinus falciformis), Squalo bianco (Carcharodon carcharias) ,Squalo elefante (Cetorhinus maximus),Smeriglio (Lamna nasus), Squali martello (Sphyrna lewini, Sphyrna mokarran, Sphyrnatudes, Sphyrna zygaena), Squadro pelle nera (Squatina squatina), Razza bavosa (Dipturus batiscom) ,Squali grigi del genere Carcharhinus, Notidano grigio (Hexanchus griseus), Mako (Isurus oxyrinchus) e Squalo latteo (Rhizoprionodon acutus).
Detto questo, raccomandiamo di slamare con cura la cattura e provvedere all’ immediato rilascio della preda accontentandoci magari di un fugace scatto fotografico.

drifting alla verdesca 2

L’autore dell’ articolo ci mostra una verdesca appena catturata…dopo lo scatto, il pesce è stato ridonato al mare

Per tutti coloro che hanno sempre sognato di pescare uno squalo, l’unica specie di selacio che risulta alla nostra potenziale portata è quella della verdesca. Molti appassionati di drifting al tonno si saranno imbattuti nell’ avvistamento di pinne all’ orizzonte di piccoli squali che parevano essere attratti dalle scie odorose delle sardine tagliate e rilasciate in mare come pastura per il grande tonno rosso.
Il comportamento incredibilmente schivo di questi predatori, avrà fatto desistere dal tentativo di cattura molto amici appassionati. La verdesca non si avvicina quasi mai tropo allo scafo di una barca ormeggiata e tende piuttosto a nuotare lontano da essa comunicandoci la sua presenza solo attraverso le piccole onde create dalla sua pinna dorsale che fende la superficie delle acque marine. E’ una specie che, proprio grazie a questa sua naturale diffidenza, difficilmente si fa ingannare dagli inneschi destinati ai tonni.

Ma una volta avvistata e preso consapevolezza che uno squalo si trova in prossimità della nostra barca, come fare per riuscire ad insidiarlo nel modo corretto?

Partiamo dalla descrizione del terminale e valutiamone la costruzione in funzione dell’ anatomia del pesce cartilagineo con cui abbiamo a che fare. L’apparato boccale dello squalo azzurro è accessoriato da affilatissimi denti in grado di tranciare con pochi movimenti della testa, il nostro sistema pescante.
L’ uso di uno spezzone da circa 25 cm di cavetto di acciaio da 50 libre sarà obbligatorio. Faremo in modo di posizionare una girella ad un’ estremità del cavetto e un amo della misura 8/0 sull’ altra estremità. La girella ha una doppia funzione, unire il sistema pescante al terminale di acciaio e di neutralizzare i movimenti rotatori che il pesce farà una volta arrivato sottobarca (poiché non possiamo usare il raffio per ovvie ragioni legislative e di etica ambientale, dovremo attendere di riuscire ad afferrare la coda dello squalo una volta arrivato sotto barca nell’ attesa tra il momento in cui il pesce arriva sotto barca e l’ istante in cui riusciremo ad afferrare il pinnuto, questo, molto spesso, tenderà ad ‘’attorcigliarsi’’ su se stesso… questa operazione potrebbe caricare di spire tutta la nostra lenza…e la girella sul cavetto serve esattamente a scongiurare questo pericolo (in foto potete osservare un tipo di girella che può fare la caso nostro).
Una volta creato il bracciolo di acciaio andremo a collegarlo a del fluorocarbonio dello 0,70 (chi scrive impiega il Trabucco Fluorcarbon 100% Salt-water). Si sconsiglia di non usare i nodi ma di sostituirli con dei rivetti in alluminio, ben stretti mediante un’ apposita pinza punzonatrice.
Il nostro obbiettivo è quello di intercettare la verdesca nei primissimi strati superficiali dell’ acqua…zona in cui l’ abbiamo avvistata…pertanto ci limiteremo a dare circa un paio di bracciate di fondo per poi posizionare un palloncino ben gonfio sul filo proveniente dal mulinello. Useremo un gommino come siamo soliti fare durante le battute di pesca al tonno in drifting.

Tenendo ben presente che abbiamo a che fare con un pesce molto schivo e che sarà molto dubbioso sull’ abboccata, saremo costretti a filare il nostro sistema pescante molto lontano dall’ imbarcazione da cui ci troviamo. Più allontaneremo la lenza e più sarà facile che la verdesca avvistata ceda al fascino della nostra esca.

Proprio a seguito dell’ esigenza di posizionare la lenza molto lontano dalla barca, nasce la necessità di disporre di mulinelli che siano in grado di alloggiare molti metri di filo. Chi scrive mette in pesca i Maxel Sea Wolf 50 lbs doppia velocità caricati con 500 metri di 0.60 Trabucco XPS Trolling Tournament Class. Come canna basterà una classica ‘’stand up’’ di un libraggio intorno alle 30lbs e una lunghezza compresa tra i 160 e i 170 cm. Ricordiamo che nel mar mediterraneo, la taglia media della verdesca si aggira intorno ai 10/15 kg (anche se la specie in questione arriva a pesare fino a 200kg per 3 metri di lunghezza nella femmina adulta oceanica) pertanto, un’ attrezzatura del genere, sarà più che sufficiente per abbinare il divertimento a buona riuscita della pescata.

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In ultimo ci occuperemo dell’ esca da mettere all’ amo. Molti pescatori di big game avranno notato che, durante le uscite di pesca al tonno in light drifting, alle canne calate per il tunnide, può capitare che rimanga allamato uno squalo volpe, una ferraccia…ma, molto difficilmente, una verdesca…(e questa mancata abboccata avviene anche se magari siamo certi che lo squalo si trova in zona poiché ben visibile all’ orizzonte).

Chi scrive ritiene che questo atteggiamento sia da imputarsi principalmente al fatto che, questa particolare specie di squalo, in natura non si ciba principalmente di sardine….ma di molluschi! In vista di quanto appena detto, un’ esca che sicuramente potrà fare la differenza sarà un grosso calamaro … anche se questo proviene dal surgelatore ed è tutt’ altro che fresco.
Sarebbe sempre bene portare con se un’ esca del genere quando si pianificano uscite in alto mare dove l’ incontro con lo squalo azzurro può essere davvero dietro l’ angolo.

L'Autore

Saverio Rosa

Grande conoscitore di tutte le tecniche di pesca dalla barca collabora come giornalista, consulente e fotografo per le più importanti riviste e siti web di settore come PESCARE MARE, LE VIE DELLA PESCA IN MARE, PESCAREONLINE, PESCA DALLA BARCA e PIANETA PESCA MARE SOLO BARCA. Il suo volto è molto conosciuto grazie ai numerosi video in cui è protagonista sul canale tematico Sky Italian Fishing TV in cui trasmette, al grande pubblico, le nozioni, trucchi e stratagemmi con l’ obiettivo di migliorare l’azione di pesca dell’ appassionato spettatore.

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